La mulattiera Campiglia-Sassaia
(Commento di Paola Colasanti)
Fino alla fine degli anni sessanta non esisteva strada carrozzabile
che portasse a Sassaia. Due le alternative: lasciare l’automobile a Campiglia Cervo e proseguire a piedi percorrendo la mulattiera o arrivare a Piaro e da lì imboccare un sentiero stretto e poco ripido. |
Il cammino
si interrompeva sempre ai “seggiolini” per un
momento di riposo: pietre piatte poste al bordo del sentiero, verso
la fine di una lunga salita quasi a metà strada, in un punto
aperto del bosco. Era ed è il punto ideale per una sosta
e mi son sempre domandata se le pietre fossero state sistemate
ad hoc
da coloro che
hanno lavorato alla costruzione della mulattiera o una creazione
della natura. Dopo pochi passi siamo alle Coste. Alcune costruzioni
di pietra
erano il ricovero estivo delle mucche che durante il giorno pascolavano
governate da Renzo. La strada si biforca ed uno dei due rami porta
a Quittengo. |
Non molto
più avanti, nel
cuore del bosco, un’altra fermata obbligata è segnata
dalla prima Cappelletta: ormai decrepita la costruzione, sbiadito
il dipinto di una Madonna che con lo sguardo ti segue nel cammino. |
Proseguendo
la salita, ormai già in vista delle prime case del paese,
c’è la seconda ed ultima cappelletta: anche qui una
Madonna dal viso dolcissimo, restaurata dalla nostra artista Sabina
Guidetti in arte Giò Batta. |